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Emergenza Sarte

Emergenza Sarte

La titolare della Sartoria Angela Alta Moda: “Paradossale che manchino artigiane nell’alta moda, uno dei settori trainanti del made in Italy”

di LUCIA LANDONI

“Gli italiani sono famosi nel mondo per la capacità di fare cose belle. Ma dove sono finite le mani per realizzare queste cose?”: è la domanda che si pone Angela Formaggia, da 30 anni anima della Sartoria Angela Alta Moda di viale Majno, nel centro di Milano.

Nel suo atelier attualmente lavorano sette sarte, ma per far fronte agli ordini delle clienti (che arrivano soprattutto dall’estero) ne servirebbero almeno altre cinque: “Le sto cercando da prima di Natale, anche perché tre delle mie collaboratrici nell’ultimo periodo sono andate in pensione, ma sembra sia impossibile trovarle. È paradossale, eppure mancano artigiane che vogliano lavorare in uno dei settori trainanti del made in Italy, ovvero quello dell’alta moda”.

Al momento nell’atelier lavorano due stagiste, di 17 e 18 anni, provenienti da una scuola di moda. “Sono entusiaste di imparare, si capisce che rubano il mestiere con gli occhi alle colleghe più anziane – continua Formaggia – È una rarità. Io però oltre alle nuove leve e alle mie dipendenti storiche, tutte con me da almeno 15 anni, avrei bisogno di sarte con almeno tre o quattro anni di esperienza alle spalle”.

Le uniche a bussare alla porta della sartoria sono donne straniere, “provenienti, per la maggior parte, dalla Cina e dal Senegal. Hanno senza dubbio voglia di lavorare e sanno usare la macchina da cucire, ma hanno una formazione adatta al mondo del prêt-à-porter, mentre qui ogni cliente vuole abiti personalizzati, in grado di valorizzarne l’aspetto nonostante l’avanzare dell’età e le inevitabili imperfezioni che questo comporta”.

Secondo gli addetti ai lavori, questa progressiva scomparsa dell’artigianato di alta qualità non è circoscritto alla sartoria femminile – “collaboro spesso con sarti per uomo e i più giovani hanno 60 anni” – e continua inarrestabile da parecchio tempo: “Purtroppo si può dire che abbiamo perso due generazioni. Ci sono le sarte di 70 anni, che hanno ancora l’entusiasmo di un tempo, ma ovviamente non possono più sostenere i ritmi di quand’erano ragazze, e le giovanissime, a cui servirà tempo per farsi le ossa. Si tratta di un fenomeno esploso con evidenza a partire dagli anni Ottanta. Tutti volevano lavorare in fabbrica per sole otto ore al giorno, senza più essere costretti ai sacrifici che devono affrontare gli artigiani”.

Così lo staff della Sartoria Angela è costretto agli straordinari, soprattutto in periodi particolari come quello delle corse di cavalli di Ascot, che si sono appena tenute nel Regno Unito: “È un importantissimo evento mondano e molte delle partecipanti si sono rivolte a noi per avere il vestito e il cappello perfetto. Il mercato italiano è ancora piuttosto fermo, mentre gli stranieri negli ultimi anni hanno ricominciato a comprare. Chiaramente ne sono soddisfatta, ma con questi ritmi di lavoro non si può reggere a lungo”.

Articolo tratto da: Repubblica.it del 22 Giugno 2017

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/06/22/news/milano_la_scomparsa_delle_sarte-168845659/

 

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